Visualizzazione post con etichetta Paure. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paure. Mostra tutti i post

5 febbraio 2007

Un popolo di assassini

Filippo Raciti (il poliziotto ucciso a Catania nella guerriglia generata da una partita di calcio), Tamara Monti (l'addestratrice di delfini uccisa a coltellate dal vicino di casa che non sopportava l'abbaiare dei suoi cani), Luigi Sica (il sedicenne pugnalato al cuore in una lite tra ragazzi scoppiata per futili motivi) sono solo gli ultimi nomi che si aggiungono a quelli già tristemente noti dei Castagna massacrati a Erba dai vicini di casa e a quello del piccolo Tommaso Onofri di Casalbaroncolo rapito e ucciso da conoscenti della famiglia.

E negli stessi giorni abbiamo sentito di un anziano a cui sono state spezzate le gambe da un automobilista che non ha accettato i suoi rimbrotti per averlo sfiorato e del giovane ridotto in fin di vita per un torsolo di mela fatto cadere sul tetto dell'auto e del noleggiatore ucciso a pugni da un tassista che non voleva concorrenti e poi le storie dei branchi di minorenni che ricattano e violentano le amichette.

18 gennaio 2007

La cultura dei coltelli

Oggi i funerali di Luigi Sica, il sedicenne ucciso a coltellate da un coetaneo per una lite senza ragione. E' l'ennesimo delitto del genere a Napoli e arriva mentre è ancora forte lo stupore per il massacro di Erba.

Sembra che in Italia si stia diffondendo una cultura del coltello.

Quel poco di benessere e di sicurezza sociale costruita con la pazienza educativa e con la tolleranza politica viene travolta da qualcosa che non si riesce a capire, ma che forse è solo la fretta, il volere tutto e subito.

Siamo in uno stato democratico, in uno stato di diritto, in un sistema di welfare state: grandi e bellissime cose, ma prima di averle perfezionate, prima ancora d'aver imparato a farne parte, ne cogliamo i limiti e le imperfezioni ed eccoci subito ad imprecare pieni di rabbia, reclamando a gran voce una politica sbrigativa e senza mediazioni, una giustizia sommaria e spietata, un'autoaffermazione anche violenta dei nostri presunti diritti. Poi restiamo sgomenti davanti al gesto sanguinario di chi l'ha fatto davvero, di chi ha preso il coltello e s'è fatto giustizia da solo.

Chi e con quale forza potrà fermare questo imbarbarimento? Chi avrà il tempo e la pazienza di spiegare ai bambini e ai ragazzi che nella satira, nell'indignazione, nella rappresentazione e nell'inchiesta c'è la violenza e la sopraffazione che non vogliamo? chi dirà loro che quello che vedono non è modello, ma è quello che vogliamo criticare e rigettare? chi troverà un spazio e un momento per indicare ancora qualche apprezzabile modello?
.